AAA, 19 anni – developer – cercasi per cambiare il mondo

“Il mondo sta cambiando”, spesso si dice, ma forse questo non vale per chi stregato dalla Rete e da una tastiera decide di dedicarsi a cambiare il mondo scrivendo software.

Mentre la crisi dei mercati iniziata a metà del 2008 imperversa, ben lungi dall’essersi esaurita (nonostante i più ottimisti), esistono luoghi al mondo che la crisi non non l’hanno mai neppure vista. E’ questa l”impressione più forte che conservo dopo l’ultimo viaggio negli Stati Uniti nei pressi di San Francisco, di Palo Alto e Mountain View in California. Sono andato in quelle zone per proporre il talento italiano come “lenitivo” e forse  anche come “ricetta vincente” alla scarsità sistemica che da quelle parti si fa palpabile. Tornato nel bel paese super carico mi accorgo che anche da noi alcuni paladini visionari del mondo che sta arrivando sono impegnati anima e corpo nella creazione di strutture in grado di coltivare e diffondere la cultura delle startup: Riccardo Donadon, Luigi Capello, Francesco Inguscio, Emil Abirascid e tanti altri ancora. Ognuno di loro sta sperimentando modi diversi per far maturare il nostro tessuto imprenditoriale giovanile nella convinzione che il prossimo Skype possa nascere e diffondersi a partire anche dall’Italia.

Io mio rendo conto che la differenza maggiore tra noi e gli USA sta nel fatto che il processo di maturazione del talento imprenditoriale e l’ingresso nel mondo del lavoro dall’altra parte dell’oceano inizia molto prima che da noi. A 22 anni le persone sono già da qualche tempo in campo, il riscaldamento è ormai fatto ed i muscoli sono già ben visibili. Le persone a quell’età hanno già il fiato e la determinazione sufficiente a reggere l’intera partita e forse anche i supplementari. Allora mi chiedo se non ci sia un modo per affiancare al lavoro che i vari incubatori stanno facendo un modello diverso di “training” dei talenti, una palestra sul mondo del lavoro che li prepari a cambiare il sistema con la forza e determinazione dei big. Prendere i giovani 24 o 25-enni non è forse sufficiente, perché la loro vena creativa e forse anche di incoscienza è in fase troppo avanzata e si è quasi tutta consumata nelle aule dell’università. A noi servono quelli che a 19 anni nelle università non riescono a starci, quelli che la sera dopo la giornata di studio si mettono al computer fino alle 2 di notte. Se questa gente avesse un metodo, delle competenze indirizzate, un mentoring continuo e un training da startupper, allora in un paio d’anni potrebbero essere pronti per accelerare il cambiamento del nostro paese e permetterci di gareggiare alla pari con i nostri colleghi di Silicon Valley.

Pensando e ripensando a questo mi rendo conto che basta partire e nasce così il progetto Wave Academy, dove i talenti, giovanissimi ed introversi, verranno pagati  per sviluppare grande software per Italia e Silicon Valley, con il 20% del loro tempo dedicato ad un programma di formazione da coder e startupper e con la mentorship di gente che dopo vent’anni di tastiera le 2 di notte le fa ancora oggi.

34 Responses to “AAA, 19 anni – developer – cercasi per cambiare il mondo”

  1. bell’idea Massimo!

  2. Idea meravigliosa…. io ho 28 anni ma vorrei cmq esserci ;-) nel frattempo potrei dire questo: nelle università non riesco a starci…passo la mia vita al computer. Vivo in un mondo tutto mio dove creatività e tecnologia si tengono a braccetto…Tutto questo e molto atro sono io ;-)

  3. Leonardo says:

    Il progetto sembra interessante ed innovativo. Dove posso trovare maggiori informazioni?

    Inoltre, è aperto a soli studenti di Brescia o tutt’Italia?

  4. @leonardo Cerchiamo talenti da tutta Italia (anzi io li vorrei da tutto il mondo…), che vogliano vivere per due anni sul lago di Garda dove abbiamo la nostra sede. Il progetto parte adesso, la prima traccia che abbiamo deciso di lasciare in rete è proprio questo post. Le maggiori informazioni che chiedi inizierò a darle io a breve su questo blog. Chi avesse voglia di proporsi continui a farlo esattamente come stai facendo tu e appena possibile farò sapere quali saranno i prossimi passi.

  5. @manuela rimani in ascolto :)
    28 anni vanno bene se lo spirito è quello dei 19. L’idea è comunque di fare in modo che l’Academy sia un’esperienza intensa, anzi intensissima e finita nel tempo (un paio d’anni, poi sarete prontissimi per conquistare il mondo).

  6. Mi rivedo tantissimo nella persona che cercate…peccato che a 19 anni non ho potuto avere queste opportunità! Ora, a 27 anni, mi ritrovo a fare le 4 di notte davanti al pc ed i miei server, leggere libri di 1500 pagine di programmazione e sviluppo, per imparare sempre di più di quello che mi piace, e impegnare ogni istante che posso a scrivere e leggere di tutto a proposito di linguaggi, programmazione e startup

    Riservarlo ai 19-enni però è limitativo…molti non sanno ancora cosa vogliono e cosa gli piace fare…

  7. @michele i 27 anni con questo spirito vanno bene, anzi benissimo; la questione dei 19 anni va anche vista nel classico studente drop-out che è al primo impiego. D’altro canto quella che vorrei proporre è una “ricetta forte” che mi rendo conto non potrà andare a bene a tutti. In Italia siamo un po’ abituati a piatti insipidi, dove per accontentare tutti si snaturano le iniziative. Purtroppo questo non funziona.
    Nella mia testa (almeno per ora) il tetto limite come età per l’applicazione sarà tra i 27-28 anni massimo.

  8. LeoS says:

    Bell’idea, condivido in pieno! =)

  9. PTKDev says:

    Molto interessate! Mi piace!
    Fammi sapere come prosegue la cosa, ho 21 anni e faccio il developer per passione guadagnando anche ^-^

    Twitter @ptkdev
    GitHub: https://github.com/ptkdev

  10. Ciao @ptkdev passione ed età sono perfette!!!!
    Rimani in ascolto su questo blog, conto di postare news in tempi rapidi.
    E’ come pensavo, l’Italia è piena zeppa di grandi talenti che non vedono l’ora di “conquistare il mondo” e questo è il momento giusto per farlo. Dobbiamo imparare, tutti quanti, come una vera start-up, provando e facendo del sano “pivoting”.

  11. magatz says:

    Ed io che dopo una giornata da startupper che inizia alle 7.30 finisce alle 8, a fare di tutto (dalla programmazione alla vendita), torno a casa e mi ripasso tutti i linguaggi di programmazione che ho imparato, e stendo le idee del prossimo prodotto?
    42 anni, la vita è lunga, anzi lunghissima, dunque invece che lavorare a 19 anni per ritirarsi presto, non sarebbe meglio usare i 50 anni di vita lavorativa che ormai abbiamo per far ripartire questa italia?
    Li vedo tutti i giorni i 19-20 anni, e salvo qualche raro caso, sono a dir poco grezzi, un diamante ogni 1000, ma con idee così naturalmente confuse, che rilancio: attitudine maverick questo serve, non conta l’età :)

  12. Claudio Bosco says:

    Davvero una gran bella iniziativa :D inutile dire che sono estremamente interessato. Insieme ad altri “grezzi” mi piace sviluppare e curare progetti, idee, insomma qualsiasi cosa che centri col web.
    Ho 21 anni e spero di non essere troppo anziano per partecipare :)

    http://www.linkedin.com/in/claudiobosco

  13. [...] come tutti i sabati mentre aspettavo mi sono letto gli ultimi tweet, fra le mille cose questo post di Massimo Sgrelli ha catturato la mia attenzione, l’ho letto accuratamente e mi é partito [...]

  14. Ciao Massimo, con un progetto del genere si potrebbe far diventare l’Italia un paese piu’ competitivo (questa sarebbe sicuramente un’ottima soluzione all’attuale crisi economica).
    Io pero’ sono un’idealista, e non sono sicuro che un mondo con 100 Zuckerberg sarebbe migliore. Guarda cosa e’ successo ai not evil di Google, la speranza di giovani menti per un mondo migliore e’ un po’ sfumata. Secondo me dovremmo rivedere i valori di fondo prima degli skills, e certi valori che ci sono in Silicon Valley eviterei di importali!
    Falli divertire sti giovani e fagli fare molto sport! Anche una stand desk potrebbe essere utile! ;)

  15. Fantastica iniziativa Massimo! Sei stato ispirato dai 20 Under 20? ;)
    Fammi sapere se posso darti una mano in qualcosa. :)

  16. @christian il mio in realtà non è lo sforzo di chi vorrebbe ergersi come paladino nel tentativo di cambiare il paese, anche se alla fine tante iniziative di innovazione possono aiutare. I miei obiettivi sono un po’ più ancorati a terra. Mi continuo a chiedere come mai sviluppare software in Italia non può essere un’esperienza divertente quanto lo è oltreoceano e la risposta che mi sono dato è che noi applichiamo il nostro talento su progetti che non incidono, che non sono mainstream. Quanti di noi vorrebbero in realtà poter migliorare questa o quella funzionalità di Facebook o Twitter? La realtà dei fatti è che da noi non lo potranno mai farlo, a meno che…
    Su questo “a meno che” mi sto interrogando da tempo e ho capito che la prima cosa da fare è entrare nel gioco del software vero, quello che spesso di sviluppa lontano dalle nostre coste. Da qui l’idea di lavorare per rendere credibile ed economicamente conveniente il lavoro in outsourcing fatto dall’Italia per la Silicon Valley. La cosa è più complessa di quanto non sembri.
    Io vorrei soltanto poter lavorare con tanti italiani in prima linea su progetti software interessanti per il mondo, quelli usati dalle masse, quelli che possono incidere…
    Detto questo, concordo con te che sul fronte dei valori non è detto che 100 Zuckenberg ci facciano del bene, ma ti assicuro che oltreoceano hanno forse una vita più bilanciata della nostra. Prendi aziende come Pivotal Labs: lavorano per aziende come Twitter e Gowalla e mirano al “no overtime”, quindi alle 6pm sei fuori dall’ufficio. Il tempo per lo sport è più facile trovarlo così, non credi? Molte delle persone che si creano una vita parallela dalle 6pm alle 2am lo fanno perché escono insoddisfatte dalle prime 8 ore di lavoro. Quando avevo 24 anni per me era così: sentivo di lavorare per un’azienda che sulla carta si occupava di ICT, ma al contempo ero conscio del fatto che di ICT innovativa non ne capivano un cavolo (perché i soldi arrivavano da altre attività).
    L’outsourcing possiamo inoltre fornirlo anche alle aziende italiane, applicando l’Agile per essere un po’ più lean, per togliere tempi morti e attività inutili. Possiamo farlo davvero e forse fare un po’ la differenza, ma dobbiamo essere metodici nella condivisione dei metodi e delle modalità. La formazione da fare è continua.

  17. @magatz capisco bene il tuo stato d’animo, ho quasi 43 anni anch’io. Sono però ben conscio che l’energia dei 21 anni era un’altra cosa. Un programma come quello che ho in mente prevede che ci sia gente che impara e gente che insegna (e forse la speranza è che le cose si invertano ogni tanto…), quindi c’è spazio per molti, anche per i più “anzianotti” (come un amico ci ha definito su Twitter).

  18. @folletto … sentiamoci.

  19. Nais says:

    A questo punto tanto vale puntare sui 14 enni. Li formi,li plasmi mentalmente al successo e all’imprenditorialità e forse “uno su 1000″ potrà farcela a cambiare il mondo…
    Hai pensato di creare un “Liceo del Talento?” dove attrarre le migliori menti tecnologiche under 15?
    Saluti

  20. Gianni Lab L'Abbate says:

    Figata di iniziativa! Spesso nelle Università italiane l’approccio è prettamente teorico, ci si ritrova con una laurea senza sapere assolutamente nulla di quello che si dovrebbe fare quando ci si trova un lavoro.

    Attendo aggiornamenti sull’iniziativa. Sto vivendo sulla pelle quello che significa iniziare l’università e capire già a 19 anni che non è quello che davvero vorresti.

  21. Massimo, innanzi tutto complimenti per l’idea che mi piace soprattutto per l’aspetto formativo e in questo ambito credo abbia senso avere come target i 19enni, e a questo punto non sarebbe ancora piu’ interessante se oltre al 20% del tempo dedicato alla formazione si lasciasse loro tempo per essere liberi di provare ad applicare quanto imparato sulle proprie idee, una cosa tipo 50% lavoro su progetti di altri, 20% formazione, 30% lavoro sui propri progetti?

    Detto questo una cosa che non riesco a capire e’ il nesso tra la l’idea di lavorare dall’italia su progetti per la SV ed il volersi limitare farlo fare a 19enni alla prima esperienza, credo che ci siano in Italia hacker, esperti, professionisti molto capaci che sarebbero ben felici di applicare la propria creativita’ e capacita’ a problemi piu’ interessanti di quelli che spesso si trovano ad affrontare (a me piacerebbe farlo, anche se sono quasi tuo coetaneo :) .

  22. Aggiungo solo, come ho scritto nel commento al rant di Gabriele Lana, con sui sono d’accordo, almeno nello sprito, che dobbiamo riconoscere che e’ possibile avere molto successo, anche su mercati globali, partendo da idee concrete (di nicchia se vuoi), e che l’approccio bootstrapped puo’ essere migliore in un contesto che non e’ la SV.

    Il caso di successo italiano che mi viene in mente e’ Balsamiq che e’ la quint’essenza dell’impresa bootstrapped e dovrebbe essere preso ad esempio da tutti quelli che vogliono fare software nel belpaese.

  23. @luca l’idea di Wave Academy è che le persone vengano pagate per lavorare sul progetti dei clienti, con un plus legato al fatto che la componente formativa dovrebbe essere mirata allo sviluppo e alle metodologie software (un giorno alla settimana in aula ti assicuro che è un tempo enorme ed il resto deve essere dedicato al business).
    Il fatto di voler puntare sui giovanissimi mi rendo conto che è una scelta coraggiosa, ma credo che siano anche quelli con il maggior potenziale (se pur con la minor esperienza). Di Balsamiq ne vogliamo tante altre e se non vogliamo fare tutti come Peldi, che ha lavorato negli States per 7 anni prima di fare il grande salto, allora qualcosa di “disruptive” dobbiamo provare a costruirlo anche da noi, non credi?

  24. Lo spunto/provocazione dei 14-enni lanciata da @nais non è male. Serve tempo ma partire dal liceo per creare la forma mentis corretta è sicuramente la strada da seguire. Ovviamente una cultura di base serve per fare qualunque cosa e quindi lungi da me cercare di convincere un 15-enne ad abbandonare la scuola entrare a far parte del mondo del lavoro. Ma la domanda corretta è “cosa fare per ispirare questi ragazzi” in modo tale che a 19 anni abbiano voglia di fare cose grandi? Avete idee concrete?

  25. Ciao Massimo.
    Per i 14/15-enni la cosa più grande che si può fare è mostrare loro che si può puntare in alto, molto in alto.
    Hanno moltissimi esempio nella nostra società che indicano che ci si deve accontentare. Che non ha senso sognare, che non ha senso sudare per seguire un proprio obiettivo.

    A 15 anni si possono fare tantissime cose grandissime.
    Bisogna mostrare ai ragazzi che con il loro impegno possono raggiungere qualsiasi obiettivo.
    Per fare ciò è utile:
    - parlare ai ragazzi del valore del seguire un proprio obiettivo
    - convincerli che LORO possono cambiare il mondo
    - essere quindi coerenti e mostrare fiducia nei loro progetti

    Ecco cosa possono fare pochi ragazzi in un liceo: http://ww.tronweb.it

  26. Nais says:

    Max, quando avevo 13 anni mi piaceva giocare con il mitico C64.Insieme agli amici passavamo pomeriggi interi a distruggere i pulsanti dei joystick.
    Volevamo anche capire come era scritto un programma e allora vai con il disassembler ad analizzare il codice o a scrivere qualche cavolata in basic (c’era anche il Simon’s basic).

    Ricordo che in un momento di “pura follia” avevamo acquistato anche un libro che avrebbe dovuto insegnare a programmare direttamente in codice binario.L’autore in pratica sosteneve di poter insegnare facilmente a programmare direttamente con una sequenza di 0 e 1.

    Di quei ragazzi nessuno di noi è diventato un imprenditore del mondo ICT,ma ognuno fa altro nella vita e internet è diventato solo un hobby.
    Perchè? Perchè mancava l’humus formativo/imprenditoriale adatto e perchè non eravamo nella Silycon Valley, nessuno credeva in noi! :-( (

    Ora ho scritto tutta questa filippica per far capire che i ragazzi ad una certa età hanno delle energie quasi inesauribili e un livello tale di “follia positiva” che se ben intercettata e coltivata può portare a grandi cose.

    Non ci vuole certo qualche professorone in scienze della formazione o pedagogia per comprendere che i ragazzi vanno stimolati su progetti e attività interessanti,ma mai obbligati a studiare qualcosa solo come un fine per il raggiungimento di qlc di materiale.

    Tu chiedi: “cosa fare per ispirare questi ragazzi”, la risposta è semplice: falli divertire con la tecnologia e credi in loro, poi il ritorno economico arriverà.

  27. Simone Vuotto says:

    Devo ammettere che appena ho letto questo articolo ho pensato ” è me che stanno cercando” : sono un ragazzo di 19 anni, appassionato alla programmazione, sognatore e molto ambizioso, quasi diplomato come perito informatico, secondo alle gare nazionali di informatica e primo alle gare nazionali del businnes game, con alcune esperienze lavorative alle spalle per conto di aziende.

    Certamente questo articolo fa gola a me come a molti altri (ricordando sempre che non è tutto oro ciò che luccica), ma riflettendoci bene ho capito che per adesso non è questa la strada da percorrere. In questo momento sento l’esigenza di continuare gli studi all’università e di allontanarmi da questa nicchia bresciana per fare nuove esperienze…

    Però chissà, magari un giorno spero di avere l’occasione di collaborare con voi per costruire qualcosa di veramente grande, abbastanza da cambiare il mondo :)

  28. Mirko Picaro says:

    Ma quando tutto ciò?!

  29. Claudio Rava says:

    Ciao Massimo,
    grande idea e bella l’energia……se tutti ci rimbocchiamo le maniche e capiamo/insegnamo come divertirsi lavorando….i risultati arriveranno eccome.

    Vai Wave Academy…..!!!

  30. Difficile dire quando un progetto di Academy come quello che ho provato ad immaginare possa partire. La mia speranza è “molto presto”, ma come ogni altra attività richiede tempo, il che ultimamente scarseggia in modo deciso.

  31. Paolo says:

    Ottima iniziativa! … Mi sa che hai già un competitor ;-) http://www.digitalaccademia.com/

  32. Ciao Massimo.
    Lodevole iniziativa.
    Mi chiamo Nicholas, ho 22 anni e da 3 anni passo da un’agenzia web all’altra per imparare dai migliori nel campo.

    Lavoro 14+ ore al giorno. 8 in ufficio ed il resto a casa tra i miei progetti, i continui restyling del mio sito ed esperimenti di geolocalizzazione in html5.

    Il nostro paese ha bisogno di svecchiarsi, di rendersi competitivo.

    Io ci sono. Io sono pronto.

    • Massimo Sgrelli says:

      Nicholas,
      grazie del supporto. Il fatto che ci sia in giro gente che ha la tua energia mi da molta speranza che le cose possano essere velocemente migliori. In effetti, anche se io sono un po’ esterofilo di natura, mi sto convincendo che le opportunità presenti oggi in Italia siano uniche. Chissà che non si riesca veramente a far fare il giro di boa al barcone che negli ultimi 50 anni, in modo diversi e variopinti, ci ha resi un popolo depresso.
      Nei giorni scorsi a Brescia ha aperto Talent Garden, il primo co-working space della città, e la mia speranza è che si riempia di startup che abbiano la voglia di cambiare il mondo e migliorare la nostra vita di tutti i giorni. Ci vorrà del tempo, lo so bene, ma forse molto meno di quanto non ci immaginiamo. Questi sono segnali: nella “città del tondino” poi … sono segnali epocali. Certo gli imprenditori storici del territorio e le istituzioni devono ancora darsi una bella allentata, perché nel nostro settore servono molte meno cravatte e molti più jeans.
      Bisogna smettere di darsi “del lei” e “passare al tu” fin dal primo momento.
      Molti non capiranno mai che queste iniziative sono un bellissimo segnale, ma questa categoria meglio che stia davanti alla TV a vedere veline e calcio.

      La vera rivoluzione che tutto il mondo imprenditoriale italiano deve comprendere è che dobbiamo smetterla di voler insegnare cose ai 20-enni innamorati di un’idea. Cerchiamo invece di imparare da loro, ricominciando a fare innovazione vera. Diamo loro fiducia e soldi, senza i quali molte di queste idee vanno a fondo. Facciamo in modo che abbiano voglia di lasciare il paese perché curiosi (come dice Renzo Piano) e speriamo che prima o poi vogliano tornare. Ma se non accade, non fa nulla, vorrei che fossimo invece felici per loro, perché questo non è “brain drain” ma sono cellule di Italia che conquisteranno il mondo con la loro eccellenza.

  33. i3factory says:

    Un ottimo spunto di riflessione.
    Sicuramente in Italia nascono i talenti più straordinari, il problema è che tale talento spesso nasce proprio dalle difficoltà che si imparano a superare fin dai primi anni di vita…. ma gli italiani sono anche mammoni e le difficoltà vere della vita non le affrontano quasi mai se non quando c’e’ crisi e alcuni rimangono stupiti di perdere il proprio lavoro.
    Quindi una bella sfida trovare un talento italiano che sia stato educato da un americano….