Google+ e l’innovazione

Come ogni essere umano sulla terra che conosce il significato di social network anch’io in questi giorno sono finalmente approdato su Google+, dopo un’attesa durata qualche giorno dato che il numero di accessi alla versione beta erano stato limitati. E… mi piace moltissimo!

Non mi poteva bastare Facebook? Perché il social network più famoso al mondo mi va stretto mentre questa new entry sfornata di soppiatto dall’azienda di Mountain View mi attira?

Me lo sono chiesto subito, anche perché la sensazione di sentirsi a casa in Google+ è stata veramente forte – e non così razionale – anche se devo ammettere che di strada da fare ce n’è ancora molta. Nonostante tutto G+ è già oggi uno strumento incredibilmente ben concepito, con delle novità sostanziali rispetto a quanto sfornato già dalla concorrenza. L’idea dei “circle” è molto ben riuscita, Hangout è un’ottima intuizione ed ancora di più potrebbe esserlo l’integrazione di Blogger nella piattaforma. In effetti a pensarci bene un blog proprio manca o meglio manca la possibilità, come ha sottolineato Dave Gray, di gestire un meccanismo di “public pull”. Un modo che ci permetta di lanciare un messaggio, un pensiero “ricercabile” nel network, senza necessariamente spararlo a tutti i miei circle. G+ può diventare realmente il nostro unico “publishing hub”, il luogo dal quale lanciamo messaggi al mondo. Ma per funzionare deve essere integrato con la capacità di pubblicare su vari network: sui blog, su Facebook, su Twitter in primis. Ma questo probabilmente non basta.  Ciò che più manca è la possibilità di scrivere una serie di pensieri in forma strettamente privata, come se fosse un diario, decidendo poi di pubblicare o non pubblicare parte di quei pensieri sulla rete, dentro e fuori l’ecosistema di Google.

Questo sarebbe un nuovo passo, qualcosa che mi porterebbe a scegliere G+ come unica piattaforma di gestione dei miei contenuti.

Ma esiste forse un altro motivo che mi porta a preferire Google+ rispetto a Facebook. E’ più geek e forse meno modaiolo, meno per ragazzini e più per addetti ai lavori. E’ un luogo diverso, anche solo per il fatto che quelli che la rete la usano con fini che non sono la divulgazione delle conoscenza o il confronto delle opinioni professionali, stanno da un’altra parte: su Facebook.

Stiamo ad osservare. Per ora, G+ ha dimostrato che è sempre possibile innovare, anche quando il tuo concorrente ha 600 ML di utenti. Innovare è qualcosa che possiamo fare sempre, anche se abitiamo ai confini dell’impero e sogniamo un posto in prima fila a 10.000 km di distanza, con una voglia inesauribile e poco spiegabile di lasciare il segno, di fare qualcosa che possa incidere e cambiare il mondo. Non serve necessariamente inventare G+ per innovare. Basti pensare al caso di John Green, citato oggi da Repubblica perché con un “esperimento sociale” (“firmerò tutte le copia del mio libro preordinate su  online”) ha fatto balzare il suo libro in cima alle classifiche di Amazon. Anche un’intuizione come questa può servire a scuotere l’albero e magari a cambiare le regole del gioco, non credete?

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